Ustica, mafie, diritti umani, news dall'italia e dal mondo

"La mafia muove i fili, esercita il consenso, quando sentenzia mira e spara sul dissenso, spartana e dissacrante colonizza anche il pensiero, spegne tutti i colori, cromatizza solo il nero e ci indignammo tutti con le bare ancora in chiesa, sudavano i potenti, i ministri e la difesa con l'anima annerita e i peli lunghi al cuore vivevano una storia macchiata e senza onore, vedemmo un mondo piccolo e le sue celebrazioni, fluttuare prigioniero nelle sue contraddizioni. Giovanni lo diceva con quell'otto parole: quando si resta soli, a Palermo si muore, a Palermo si muore..... Maresciallo Salvatore Franzella"
martedì, 02 dicembre 2008

Protocolli segreti firmati dall'Italia


www.memoteca.it/modules.php?op=modload&name=Downloads&file=index&req=getit&lid=373

1949 - 30 Marzo
= Vengono ricreati i servizi segreti italiani attraverso una semplice disposizione interna del ministro della difesa,la circolare 365. Verranno chiamati SIFAR , avranno sezioni distaccate (SIOS ) alle dipendenze dei capi di stato maggiore dell'esercito, della marina e dell'aviazione. Dovranno svolgere: "attivita offensiva e difensiva nel campo delle informazioni". Nessuna legge specifica ne regola l'attività, invece risulterà poi che fin da allora: "
l'attività è regolata da un protocollo segretissimo imposto dagli americani che costituisce una vera e propria rinuncia alla sovranità nazionale della parte italiana". I principali obblighi sono: fornire agli USA copia di tutte le informazioni e un diritto di supervisione americana sulla scelta del personale, che deve essere tutto di totale gradimento dei competenti servizi USA. De Gaulle denunciò esplicitamente il 7/3/1966 l'esistenza di protocolli simili imposti dagli USA alla Francia nell'ambito degli accordi segreti per la costituzione della NATO . Anche la Germania negli anni '80 ha ammesso la presenza di tali protocolli.

 

http://books.google.it/books?id=HhWvsPykhIEC&pg=PA39&lpg=PA39&dq=la+guerra+fredda+protocolli+segreti&source=web&ots=z38xYmi8-W&sig=GA2owZ6qOh5wv2jpg6Cr3bsqDew&hl=it&sa=X&oi=book_result&resnum=1&ct=result#PPP1,M1

 

pg. 41 Alessandro Silj Malpaese

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lunedì, 01 dicembre 2008

Non vorrei che il mio post precedente si prestasse ad equivoci.

Vorrei precisare che intedevo dire che se la magistratura di Massa volesse riaprire un giorno il caso Marcucci, o lo volesse tornare a studiare l'Enac potrebbero anche mettere a confronto il caso Marcucci con la morte di questo ragazzo, che si trovano oggi sotto gli occhi, per vedere se la Commissione Tecnica Italia ha commesso o meno quegli errori di valutazione del caso Marcucci, che da tempo sosteniamo, prove alla mano che abbiano commesso. Laura
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domenica, 30 novembre 2008

Video incidente mortale Piper pa 18 e interrogativi.......


A questo link:

http://files.filefront.com/Teramosi+schianta+aereo+dtflv/;12508328;/fileinfo.html

ho inserito un video di un vero incidente del Piper Pa 18, in cui è morto un ragazzo abruzzese carbonizzato, dopo aver impattato al suolo e dopo che il piper si è incendiato. Anche questo ragazzo si chiamava Alessandro.

Premetto che ovviamente prima di quanto sto per scrivere sono solidale con la famiglia, che ha perso un figlio la scorsa estate in provincia di Teramo.

Il ragazzo ha avuto il tempo di segnalare il problema tecnico che aveva, prima di schiantarsi al suolo e che il piper prendesse fuoco. Ci sono i resti del piper nel video e si vede tutto bruciato sul suolo della collinetta. E' stata fatta l'autopsia anche se il ragazzo era carbonizzato. L'Enac potrebbe tutt'oggi mettere a confronto questo vero incidente e il caso di Sandro Marcucci? Lo potrebbe fare se all'Enac non compete la Procura di Massa, se solo volessero riaprire il caso Marcucci? Si potrebbe fare il confronto tra il tipo di bruciature da benzina avio del ragazzo e quelle sul corpo di Sandro Marcucci per vedere se sono dello stesso tipo, confrontando ad esempio quanto disse allora il medico legale e i risultati dell'autopsia su questo ragazzo? E' una cosa irrealistica? Si potrebbe vedere da parte dell'Enac o della Procura di Massa anche la differenza tra i rottami del piper di allora sulle foto con quelli del piper di quel ragazzo in questo video, così come il terreno allora non bruciato, tanto che ci rimase la neve e quello bruciato in questo caso? Si potrebbe analizzare se la Commissione Italia errò sui limiti di quota a cui quel Piper può volare in missione antincendio e sul vento che non c'era secondo tutti i testimoni quel 2 febbraio 1992 ? Laura



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sabato, 29 novembre 2008

Questo è un articolo in tedesco trovato  sul sito dei socialisti nel mondo. C'è scritto che Cossiga ordinò su Ustica a tutti gli Uffici il più rigoroso silenzio e che Tascio consegnò tutto il materiale più rilevante dei siti radar sulla strage di Ustica all'allora Capo della Cia a Roma (il signor Clarridge, ndr) Laura


 

http://www.wsws.org/de/1999/sep1999/usti-s22.shtml


 


Ustica - eine mörderische Verschwörung


Abschuss eines Zivilflugzeuges im Jahr 1980 vor Gericht


Von Andy Niklaus

22. September 1999

27. Juni 1980 um 20.08 Uhr: Das Passagierflugzeug DC-9 der Alitalia-Tochtergesellschaft Itavia erhält nach zweistündiger Verspätung wegen eines schweren Gewitters über dem Luftraum Bologna die Starterlaubnis. An Bord befinden sich 77 Passagiere, 3 Besatzungsmitglieder und der Flugkapitän Domenico Gatti. Die Maschine geht auf Kurs über Florenz, Siena und die Insel Ponza, Richtung Palermo. Die Flugbedingungen sind gut, klare Sicht, leichter Wind. Planmäßig über Ponza bittet der Pilot die Fluglotsen des Radarzentrums Rom-Ciampino, für den Anflug auf Sizilien die Flughöhe von 10.000 m verlassen zu dürfen. Minuten später fliegt die DC-9 auf 7.500 m Höhe. Plötzlich hören die Lotsen über Funk ein erschrecktes "Guar...", ein halbes "Guarda!" - "Schau doch!" Es ist 20.59 Uhr, als der Funkkontakt abbricht. Die DC-9 verschwindet von den Radarschirmen.

Und wieder erschüttern die Pressemitteilungen die Öffentlichkeit! Das Passagierflugzeug stürzte unweit der Insel Ustica, 120 Seemeilen nördlich Siziliens, ins Tyrrhenische Meer, das an dieser Stelle über 3.500 m tief ist. Im Morgengrauen bergen die Rettungsmannschaften nur noch Tote aus den Wellen.

Die erste offizielle Version begründet den Absturz mit der angeblichen Materialermüdung des Flugzeuges. Bereits wenige Stunden später wird verbreitet, dass ein Bekenneranruf bei der Zeitung Corriere della Sera eingegangen sei. Dieser habe behauptet, die Maschine sei durch eine Bombenexplosion in der Toilette der DC-9 zum Absturz gebracht worden. Die Bombe habe einem rechtsextremen Häftling gegolten. (Es stellte sich übrigens heraus, dass sich ein solcher nicht an Bord befand.) Mit dieser Variante versuchen offizielle Stellen, die Tat den Linken Italiens anzuhängen, die zu diesem Zeitpunkt in vielen öffentlichen Ämtern vertreten sind.

Schließlich breiten sich Gerüchte über die Ursachen des Unglücks aus, die immer stärker auf eine Verwicklung der Nato hinweisen. In diesem Zusammenhang rückt der Flug einer Tupolew ins Interesse der Öffentlichkeit, die zur gleichen Zeit wie die Unglücksmaschine in der libyschen Hauptstadt Tripolis gestartet ist. Ursprüngliches Ziel dieses Flugzeuges war Warschau. Doch änderte die Maschine mit ihrem hochkarätigen Passagier, dem libyschen Staatspräsidenten Muhammar Ghaddafi, vor der sizilianischen Küste abrupt ihre Route und landete unerwartet auf der Mittelmeerinsel Malta.

In den Medien wird spekuliert, dass es sich um eine geheime Militäroperation der Nato gehandelt habe, die das Flugzeug Ghaddafis zum Absturz bringen sollte. Ghaddafi, der sich auf dem Weg zu einem Gipfeltreffen des Warschauer Paktes befand, war von Ronald Reagan zum Mann Nr. 1 des Terrorismus im Mittelmeerraum erklärt worden. Dennoch pflegte er weiterhin traditionell enge Geschäftsverbindungen zum Nato-Partner Italien und investierte dort. 1976 hatte Libyen 10 Prozent der FIAT-Aktien aufgekauft. Italien wiederum lieferte Kampfflugzeuge und militärische Ausbilder und geriet dabei zunehmend in Konflikt mit den Nato-Alliierten. Frankreich unterstützte damals die Regierung des südlich von Libyen gelegenen Tschad gegen Ghaddafi. Washington plante bereits mit Ägypten gemeinsame Luftmanöver gegen Libyen und lieferte Kampfjets nach Kairo.

Klärung vor Gericht

Die genauen Gründe für den Absturz sollen nun - nach fast 20 Jahren - vor Gericht zur Debatte stehen. Der italienische Untersuchungsrichter Rosario Priore hat Anklage gegen vier italienische Generäle wegen Hochverrats und Angriff auf die Verfassungsorgane sowie gegen weitere fünf Generäle wegen Falschaussage erhoben. Gegen 80 Militärangehörige wird noch ermittelt.

Priore bringt in seiner Anklage unter anderem folgende Beweisfaktoren in Zusammenhang:

Knapp drei Wochen nach dem Flugzeugabsturz wurde im Sila-Gebirge eine abgeschossene MiG 23 gefunden. Den Flug dieser MiG 23 in der Nacht vom 27. Juni hatte die Nato zu vertuschen versucht, indem sie den Zeitpunkt des Abschusses auf den 18. Juli deklarierte. Eine Obduktion der verwesten Leiche setzte jedoch den Eintritt des Todes um den 27. Juni herum fest.

Zwei Jahre nach dem Unglück hatte der britische Sender BBC die Version verbreitet, dass ein libyscher Dissident sich mit einer MiG 23 habe absetzen wollen, von Nato-Kampfflugzeugen jedoch gejagt worden sei. Diese hätten beim Versuch, die MiG abzuschießen, versehentlich auch das Passagierflugzeug getroffen. Notizen, die diesen Tathergang untermauern, fand Priore 1996 bei einer Hausdurchsuchung bei dem pensionierten General Demetrio Cogliandro. Er war 1980 Chef der Gegenspionage beim Militärgeheimdienst SISMI gewesen.

Außerdem wurden nahe dem Wrack der Zusatztank einer amerikanischen Corsair aus dem Meer geborgen. Die Corsair wird überwiegend von Flugzeugträgern aus eingesetzt. Und Zusatztanks - so wissen Militärexperten - werfen Piloten nur bei Havarie oder Kampfeinsätzen ab.

1986 hatte die italienische Regierung die französische Gesellschaft Ifremer mit der Bergung der Unglücksmaschine in 3.700 m Tiefe beauftragt. Im Laufe der jahrelangen Justizuntersuchungen stellte sich jedoch heraus, dass diese Firma über enge Verbindungen zum französischen und italienischen Geheimdienst verfügte und den Bericht über die tatsächliche Absturzursache fälschte. Das Wrack, das 1987 geborgen und untersucht wurde, wies deutliche Einschläge von außen auf. Es waren keine Flammenreste innerhalb der Maschine zu entdecken. Dennoch blieb die französische Firma bei der These der gelegten Bombe. Der Voice Recorder, der die Gespräche der Piloten aufzeichnete, wurde natürlich nicht gefunden.

Des weiteren kann Priore beweisen, dass die Rettungsmannschaften zunächst in ein weit abseits vom Absturz liegendes Gebiet geschickt wurden. Erst nach zehn Stunden begann man tatsächlich mit der Bergung der Passagiere. Die Such- und Bergungsaktion leitete das wichtigste Flugleitzentrum in Apulien, "Martina Franca", welches zum Nato-Radarsystem Nadge gehört.

Nadge kann mit seinen vollautomatisch gesteuerten Anlagen in rd. 80 Radarstationen lückenlos den gesamten Flugverkehr Europas aufzeichnen. Somit war die Absturzstelle des Passagierflugzeuges genauestens bekannt! Der Verdacht, dass hier Zeugen unerwünscht waren, lässt sich nicht von der Hand weisen.

Die italienische Wochenzeitung Panorama schrieb damals sogar, dass englische Froschmänner aus Nato-U-Booten den Rumpf der DC-9 im Morgengrauen gesprengt hätten. Die Maschine solle sich zuvor noch Stunden auf der Meeresoberfläche befunden haben.

Weiter berichtete die Zeitung von der Wahrscheinlichkeit einer Nato-Geheimoperation zum Sturz Ghaddafis. Panorama zitierte Notizen des Verbindungsmannes zwischen dem italienischen und französischen Geheimdienst, Guglielmo Sinigagli (heute Kronzeuge): "...von einem sizilianischen Stützpunkt aus Waffenlieferungen an libysche Rebellen; Abschuss des von einem libyschen Rebellen gesteuerten Flugzeuges, das in der Nacht des 27. Juni 1980 Ghaddafi von Tripolis nach Warschau bringen sollte; Landung eines auf U-Booten verschifften internationalen Kommandos in Libyen zur Unterstützung der Rebellen, um den Staatsstreich durchzuführen. Der Plan schlug fehl, als statt Ghaddafi die DC-9 der Itavia getroffen wurde."

Eine weiteres Vertuschungsmanöver, das Priore aufdeckte, ist die jahrelange Unterschlagung der Radarbilder aus diesem Luftraum. Die Nato, die jede Verwicklung in das Unglück bestritt, konnte angeblich deswegen keine Radarunterlagen liefern, weil in der strittigen Zeit ein Manöver namens "Synadex" abgehalten wurde. Aus diesem Grunde sei die Radarstation Marsala ausgeschaltet, die Radarstation Siracusa aus Wartungsgründen nicht funktionstüchtig gewesen.

Doch bereits im März 1991 stand fest, dass die Nato in den Tagen des Absturzes kein Manöver "Synadex" durchgeführt hatte. Auch gibt es keine Hinweise darauf, dass die Radarstation Siracusa am 27. Juni gewartet wurde. Vielmehr war die Wartung für den 26. Juni vorgesehen. Im übrigen hatte es sich hierbei um eine Software-Wartung gehandelt, die keinen Totalausfall der Funktionen mit sich bringt.

1988 hatten Freunde und Angehörige der Opfer die "Vereinigung der Opfer von Ustica" gegründet und eine Neuaufnahme des Falles gefordert. Doch der damalige Nato-Generalsekretär Manfred Wörner sowie der US-Botschafter in Rom, Richard Gardener, stemmten sich gegen alle Behauptungen einer geheimen Militäroperation. Noch im März 1989 erklärte das amerikanische Außenministerium, dass z. Z. des Unglückes "weder Schiffe noch Flugzeuge der US-Marine oder Luftwaffe in oder über dem Tyrrhenischem Meer anwesend waren".

1990 sichergestellte Tonbandaufnahmen der Gespräche der Radarzentrale, die bisher vom Militär unterschlagen worden waren, beweisen das genaue Gegenteil. An diesem Tage befanden sich Nato-Jäger, einige Phantoms, italienische F-104, französische Mirage und zwei englische Radarflugzeuge des Typs Nimrod im Einsatz. Gleichzeitig hielten sich mehrere Kriegsschiffe der Nato, darunter Flugzeugträger und U-Boote in dem Gebiet auf.

Ein atemberaubendes Puzzle

Nachdem über hundert Zivilisten und Militärangehörige vernommen und an die fünfzig internationale Ermittlungsgesuche eingereicht worden sind, um neben der eigenen Regierung auch Washington, Paris und die Nato-Zentrale in Brüssel zur Mitarbeit zu drängen, gibt sich die Nato nunmehr "kooperativer". Priore hat einen 800 Seiten starken Bericht dreier Radarexperten erhalten, die mit Hilfe bisher geheimgehaltener Radarbilder und Codes aus dem Nato-Hauptquartier die Daten jener Nacht zu einem atemberaubenden Simulationspuzzle zusammenfügen.

Danach befanden sich in jener Nacht rund um die DC-9 mindestens ein Dutzend Militärjets im Einsatz. Bereits kurz nach dem Start der DC-9 schoben sich ein oder zwei Jets - vermutlich libysche MiG 23 - auf 1.500 m Nähe in den Radarschatten der Maschine.

Vom Luftwaffenstützpunkt Grosseto stiegen daraufhin zwei italienische Abfangjäger des Typs Starfighter F-104 auf. Einer von ihnen gab über die Radarstation Poggio Ballone des Flughafens Grosseto Alarm. Die beiden Piloten, Ivo Nutarelli und Mario Naldini, hatten vermutlich die Kampfjets im Radarschatten der Zivilmaschine entdeckt. Kurz darauf wurden die beiden zurückbeordert.

Weiterhin beweisen die Radaraufnahmen, dass die DC-9 auf der Höhe von Ponza auch Besuch von anderen Jets bekam: Mindestens zwei Kampfflugzeuge zogen aus Richtung Korsika heran, wahrscheinlich französische Mirage 2000. Zwei Jäger kamen aus Richtung des süditalienischen Festlandes auf die DC-9 zu, zwei weitere stiegen unvermittelt aus dem Meer unweit Sardiniens auf.

Wie die Nato vor zwei Wochen erstmals bestätigte, hielt sich zudem ein Flugzeugträger "ungenannter Nationalität" im Absturzgebiet auf. Die Ermittlungsbehörden haben die französische "Clemenceau" oder die amerikanische "Saratoga" im Verdacht; beide Schiffe kreuzten ganz in der Nähe. Doch sowohl Paris als auch Washington streiten nach wie vor jede Verwicklung in den Vorfall ab. Die Flugzeugträger hätten in den Häfen vor Anker gelegen, alle elektronischen Geräte seien abgeschaltet gewesen, kein Flugzeug sei gestartet, bzw. gelandet. Doch wer, wenn nicht die USA und Frankreich, stationierte in dieser Nacht einen Flugzeugträger in der Region?

Die Radaraufnahmen zeigen weiter, dass um 20.59 Uhr die DC-9 noch deutlich zu erkennen war. Dann erlischt das Radarzeichen der Zivilmaschine, getroffen von einer Rakete, die - so frühere Gutachten - ca. 20 m rechts vom Cockpit explodierte, möglicherweise nach einer Notzündung durch den Piloten eines Kampfjets.

Priore hat herausgefunden, dass einen Tag nach Absturz der DC-9 in der US-Botschaft in Rom der "Sonderstab Ustica" gegründet wurde. Vermutlich wurden dort alle Beweise unter Verschluss genommen. Der damalige italienische Ministerpräsident Francesco Cossiga, der schon 1978 als Innenminister im Mordfall Moro für seine in Zusammenarbeit mit US-Kreisen betriebene Verhinderung der Fahndung unrühmlich bekannt geworden war, ordnete allen Dienststellen "strengstes Stillschweigen" über den Vorfall an. Der Geheimdienstchef der italienischen Luftwaffe, Zeno Tascio, händigte alle relevanten Aufzeichnungen der italienischen Radarstationen dem Chef der CIA in Rom aus.

Eine Blutspur

Traurig und vielsagend ist die Spur mysteriöser und ungeklärter Todesfälle, die das Unglück vom 27. Juni 1980 nach sich zog:

Der Arzt des Militärflughafens erhängte sich an seiner Badezimmertür. Sechs Wochen nach dem Unglück raste der Kommandant des Flughafens Grosseto mit seinem Auto an eine Platane. Seinen Fluglotsen Dettori fand man an einem Baum aufgehängt. (Man sei an jenem Abend "nur ganz knapp an einem Krieg vorbeigeschwankt", soll er einem Kollegen sichtlich mitgenommen am Morgen nach dem Absturz mitgeteilt haben.)

Auch der Bürgermeister von Grosseto starb bei einem Autounfall. (Von zwei Luftwaffengenerälen hatte er erfahren, dass am Abend des 27. Juni von dem nahegelegenen Flugplatz zwei Abfangjäger aufgestiegen waren, um eine libysche MiG abzuschießen.) Der diensthabende Offizier der Radarstation Grosseto starb am 9. Mai 1981 32-jährig an einem Herzanfall.

Im März 1987 erschoss das sogenannte Terrorkommando Unitá Comunisti Combattenti den General Licio Giogieri. (Wie später festgestellt wurde, bezahlte das Innenministerium den Anführer des Mordkommandos.) Giogieri war Radarexperte und Mitglied des Radarstabes der italienischen Luftwaffe. In der Absturznacht kommandierte er über dem Luftraum von Ustica eine PD 808, ein Spezialflugzeug für elektronische Kriegführung.

Bisheriger Höhepunkt der Blutspur scheint das bis heute nicht aufgeklärte Unglück von Ramstein in Deutschland im September 1988 zu sein. Hier kamen beim Absturz der Luftakrobatikstaffel "Frecce tricolori" 68 Zuschauer ums Leben. Zwei der beteiligten und ebenfalls getöteten Staffelpiloten waren Mario Naldini und Ivo Nutarelli, die am 27. Juni 1980 mit ihren Abfangjägern in Richtung des Passagierflugzeuges aufgestiegen waren, Alarm gegeben hatten und 15 Minuten vor Absturz der DC-9 nach Grosseto zurückbeordert worden waren.

Zehn Tage nach der Flugschau wollten beide Piloten vor dem Untersuchungsrichter über das Unglück aussagen. Beide mussten mehr gesehen haben, als von der Nato erlaubt. Aus Tonbandaufnahmen geht hervor, dass sie von der libyschen Tupolew (sie bezeichneten sie als "Zombie" - Feindflugzeug) gewusst und den Befehl erhalten hatten, ihre Identifikationscodes auszuschalten sowie alle Aufzeichnungen ihrer Flugbewegungen zu löschen. Ivo Nutarelli hatte noch vor der Flugschau geäußert, er "werde endlich aussagen".

Die deutschen Zeitungen Der Spiegel und taz stellten damals die Hypothese eines Sabotageaktes im Zusammenhang mit der Vorgeschichte der beiden Piloten auf. Grüne Abgeordnete im Bundestag forderten eine Wiederaufnahme der Ermittlungen über das Unglück in Ramstein. Dazu kam es jedoch nicht.

Erst mit dem Zusammenbruch des Warschauer Paktes und der Sowjetunion sowie der Aufdeckung der geheimen Nato-Gruppe "Gladio" begannen einige Militärs "Reue" zu zeigen. Eine Rolle spielt wohl auch, dass man sich nicht mehr vom Pentagon und der CIA Befehle erteilen lassen will.

Ex-Verteidigungsminister Lagorio gab vor Priore zu, dass es im Falle Ustica ein internationales Komplott von hohen Militärs auch anderer Staaten gegeben habe. Er - sich selbst und die Regierung schützen wollend - behauptete, sie seien nur Opfer gewesen. Das Militär erklärt jetzt den Geheimdienst für schuldig, und umgekehrt. Priore selbst weist in seinem öffentlichen, 5.000 Seiten starken Abschlußbericht darauf hin, dass die Hauptakteure an höherer Stelle sitzen müssen, denn "solche Entscheidungen können nicht ohne Deckung von Regierungsstellen vonstatten gegangen sein... Die militärische Ebene muss mit einer nationalen, ausländischen oder internationalen höheren Ebene diskutiert und von ihr Zustimmung erhalten haben."

Was der Fall "Ustica" noch alles an Lügen, Komplotten und Leichen zu Tage bringt, wird der Prozess in den nächsten Monaten - wenn nicht Jahren - zeigen. Sicher scheint, dass die ganze Wahrheit nicht ans Licht der Öffentlichkeit kommen wird, da sie sich noch immer in den Archiven des Pentagon und verschiedener Geheimdienste befindet.











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venerdì, 28 novembre 2008

Il post precedente su Ramstein è un articolo che trovate al link:


http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=940DEED91431F93AA1575BC0A96E948260&sec=&spon=&pagewanted=all. Laura

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venerdì, 28 novembre 2008

SCORES ARE KILLED IN AIR SHOW CRASH IN WEST GERMANY


By SERGE SCHMEMANN, SPECIAL TO THE NEW YORK TIMES


Secondo questo giornalista, un giorno dopo Ramstein un portavoce dell'Ami (senza nome, cognome e grado, quindi anonimo) ha detto che Naldini, Nutarelli e l'altro pilota delle Frecce Tricolori sono stati uccisi. E' mai stato rintracciato questo portavoce anonimo? Laura


Published: August 29, 1988


LEAD: Three jets from a precision flying team of the Italian Air Force collided and crashed today during a low swoop past a crowd of 300,000 at a United States air base in West Germany, killing at least 46 people and injuring as many as 500 others. Many of the injured suffered serious burns.


Three jets from a precision flying team of the Italian Air Force collided and crashed today during a low swoop past a crowd of 300,000 at a United States air base in West Germany, killing at least 46 people and injuring as many as 500 others. Many of the injured suffered serious burns.


There was no immediate breakdown of the nationalities of those killed in the crash, which took place during an air show at the Ramstein Air Base, 60 miles southwest of Frankfurt. Hospitals reported that both Americans and Germans were among the injured, and the West German radio said 500 people were hurt and half of those remained hospitalized.


The disaster provoked immediate reaction from West German politicians and from environmentalists who have long opposed air shows as dangerous and noisy. Officials canceled a West German show planned for next month. Flames Engulf Field


The collision at the Ramstein base sent one jet hurtling in a ball of flame into a field crowded with parked cars, concession tents and spectators lolling under a sunny sky. Within moments, the field was an inferno of smoke and blazing fuel. The injured lay crying as flames rose into the air.


West German officials said that many of those badly burned by jet fuel were listed in critical condition, and that the toll was expected to rise. All three pilots were among those killed. The popular air show is a regular feature of the annual open house at the sprawling Ramstein base, the largest military airfield in Western Europe.


The show had been opposed by the local authorities and by peace groups and environmentalists who have been campaigning against low overflights by NATO military jets. Citing several past accidents at similar air shows, the opposition Social Democratic and Green Parties had demanded that such displays be banned. 'We Are Afraid'


Local Protestant churches asked that the show be canceled and urged parishioners to boycott what they called a spectacle that glamorized weapons. Before the crash, protesters stood outside the gates of Ramstein with placards. One sign read: ''We are afraid of air shows. End them now.''


In the aftermath of the accident, the West German Defense Minister, Rupert Scholz, announced that he was cancelling a West German air show scheduled for next month, and he urged the NATO allies to do likewise.


The American commander of the Ramstein base, Gen. Lawrence Boese, issued a statement regretting ''this most tragic accident'' and announcing a commission of inquiry.


Despite opposition to the low flights and military parades, the annual open house at Ramstein, with its dramatic military air shows, remained a popular among West Germans, and today's warm, sunny weather brought out an estimated 300,000 onlookers, an Air Force spokesman said.


French and Portuguese teams had already performed when the Italian squad, known as the Frecce Tricolori, or tricolor arrows, took to the skies in 10 MB-339A jet planes. The aircraft are two-seat light-attack jet fighters used primarily for training but also for emergency air support. The precision flying by the team of 10 Italian pilots, the last event of the day, was to have been the highlight of the show. Close to the Ground


Shortly before 4 P.M., on their final fly-by, the Italian jets swept down to within 100 feet of the ground in two five-jet formations, racing toward one another and trailing colored smoke in the red, green and white of the Italian flag. As they passed in clear view of the crowd, two of the planes in one formation appeared to collide with one of the oncoming fighters in the second five-jet formation.


The single plane was instantly sent spinning tail-first into the crowded field. The other two crashed into the runway and into a nearby wooded area. The flaming spectacle and its aftermath, including the cries of the injured, were seen live on German television.


Several cars were set ablaze, and heavy black smoke billowed from the field as American and West German ambulances converged on the site. Many people staggered about or lay on the ground, blackened by kerosene burns, some with their hair and clothing burned off. Many were reported to be in shock. Officials said the injured were taken to military and civilian hospitals in the area, some by helicopter. Experienced Pilots


An Italian Air Force spokesman confirmed that the three pilots were killed, including the formation leader, Mario Naldini, 41 years old. The spokesman said the three had 9,000 hours of flying experience. The Italian flying team, based near Udine, is Italy's most experienced precision squadron. It was founded in 1930. The pilots have used the MB-339A aircraft, which have had their wingtip fuel tanks removed to allow for close formations, since 1982.


The crash is certain to further dismay West Germans already up in arms about the low-level military training flights conducted over large areas of rural West Germany. Those flights have become the object of growing anger from environmentalists and from local residents unhappy about the brutal noise and frequent crashes.


In June, three United States Air Force F-16 jet fighters crashed in one day, bringing to 20 the number of F-16 crashes in the seven years that the planes have been in service in Europe. Two of this year's crashes, one of a French plane and the other of an American jet, took place near nuclear plants. Ongoing Outcry


The outcry has prompted Defense Minister Scholz to reduce the number of low-altitude West German training flights. But the elimination of only 2,000 of 68,000 total hours of low-level flying by NATO planes was rejected by critics of the flights as too little.


In addition, air shows have their own history of disasters here. In May 1983, a Canadian jet fighter went out of control during an air show at Rhein-Main Airport in Frankfurt, crashing into a highway and striking a car carrying a Protestant pastor and his two children. All three were killed. The worst death toll was in September 1982, when an American Chinook helicopter exploded during an air show in Mannheim, killing 46 people, including Britons, Frenchmen and West Germans. After today's accident, the Greens Party urged Mr. Scholz to ban all military air shows and low-level flights. ''It is terrible when one's fears turn into bitter truth,'' the party said.


Responding to the accident, the head of the opposition Social Democratic Party in Rheinland-Pfalz, the state where Ramstein is located, urged the Government to ''finally put an end to the life-threatening nonsense of military air shows.''


Doug Moore, a spokesman at the air base, which is also the headquarters of the United States Air Force in Europe, declined to comment on the protests. The annual open house at the base is part of an effort by the American military in West Germany to build better relations with the German public. CRASH AT BELGIAN AIR SHOW


BRUSSELS, Aug. 28 (AP) - A Finnish military training aircraft crashed at an air show today, killing the pilot, the police said. It was the second fatal crash at a Belgian show in three weeks.


The plane, a Redigo, belonged to the state-owned Finnish aircraft maker Valmet, which recently sold 10 such planes to the Finnish Air Force. Two Redigo planes had taken part at the air show, at Kleine-Brogel Air Base, 68 miles northeast of Brussels. Witnesses said the plane failed to come out of a spin above the air base.


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giovedì, 27 novembre 2008

da ritaatria.it


26/11/2008 - Esposto di circostanze su falsificazione della firma del Presidente Pertini in un decreto Presidenziale di radiazione relativo alla posizione militare dell’esponente









La battaglia di Mario è la nostra battaglia non solo perché Mario Ciancarella è uno dei soci fondatori della nostra associazione ma soprattutto perché è un uomo a cui le istituzioni negano persino risposte a dubbi più che legittimi e a domande più che scontate. Ci rendiamo conto che in una Italia in cui esisti se appari non troverà spazio sui media... anche perché le forze armate, come lo dimostra la sentenza sul massacro alla Diaz, in Italia non si toccano. Noi crediamo che si debba andare avanti e questo esposto è la dimostrazione che fino a quando avremo un minimo di fiato in gola lotteremo affinché la verità sulla discutibile radiazione del Capitano Ciancarella venga a galla.








Lucca, data dell’inoltro (15/11/2008)





Racc. A/R 12578001812


 

 

                                                                                  Alla Attenzione de

 

                                                                                  IL CAPO DELL’UFFICIO della

                                                                                  PROCURA della REPUBBLICA

                                                                                  Presso il TRIBUNALE di

 

                                                                                  00100     R O M A      RM

 

                                                                                  SEDE ISTITUZIONALE

 

 

                                                                                  da Ciancarella Mario

 

                                                                                   Cittadino

 

 

 

Oggetto: Esposto di circostanze su falsificazione della firma del Presidente Pertini in un decreto Presidenziale di radiazione relativo alla posizione militare dell’esponente.

 

 

Lo scrivente Ciancarella Mario, nato a Pescara il 18-3-1951 e residente a 55100 Balbano di Lucca, in via della Chiesa II^ n 225/A, ma attualmente abitante presso la abitazione della moglie Luciana Luciani in via di Pietra a Padule nr 384, in 55040 Quiesa comune di Massarosa provincia di Lucca – indirizzo, quest’ultimo, presso il quale elegge domicilio per la vicenda che va a rappresentare -,

 

 

Premesso che

 

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->Egli ha svolto servizio nella Aeronautica Militare Italiana, in qualita’ di Ufficiale Pilota in S.p.E. proveniente dai corsi Accademici regolari, dal 19 Ottobre 1969 all’11 Ottobre 1983;

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->In data 20 Ottobre 1983 fu informato come risulta da una comunicazione del Comando 46^ AB – documento che qui si allega come AnnessoA” – di essere destinatario di una “sanzione di stato di perdita del grado per rimozione di cui all’art. 4 della Legge 113/1954”. Sanzione che sarebbe stata disposta - come testualmente riportato nel telex di cui riferiva il documento informativo appena sopra citato - con “Decreto Ministeriale in via di perfezionamentopiuttosto che da un Decreto del Presidente della Repubblica come previsto dalla Legge di status per gli Ufficiali (si noti, tra l’altro, come il Comando avesse comunque ritardato di ben 9 giorni la comunicazione, rispetto all’originale telex cui essa si riferiva);

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->Pur eccependo lo scrivente riserve sulla natura del provvedimento (la Legge 113-1954, Legge di stato degli Ufficiali, prevede infatti per simili sanzioni la forma di Decreto Presidenziale), e sulle modalita’ della informazione ricevuta affatto dissimile dalle previste ed ordinarie procedure di notifica, la Amministrazione diede comunque corso alle pratiche di rimozione, senza mai notificare o quantomeno consegnare, fino al 1992 (come si dira’ piu’ avanti), alcuna copia del Decreto Presidenziale dovuto, e senza alcun riconoscimento di trattamento di quiescenza.

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->Il Bollettino Ufficiale del Ministero Difesa Aeronautica nella dispensa 4^ del 15 Febbraio 1984 – che qui si allega come AnnessoB” – ancora riferiva alla radiazione come disposta dal D.M. 11-10-1983 registrato alla Corte dei Conti l’11 Gennaio 1984 registro n. 1 Difesa foglio 803.

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->In due successive visite personali alla sezione distaccata della Corte dei Conti presso il Ministero Difesa Aeronautica lo scrivente pote’ verificare, vedendosi tuttavia inibita la possibilita’ di estrarre copia del documento registrato, che la copia del decreto di radiazione ivi registrata non portava, nella prima visura, alcuna firma in calce – benche’ vi fosse apposta la dicitura “conforme all’originale” – e nella seconda recasse invece – sempre con dicitura “conforme all’originale” – la stampigliatura “pertini”, in carattere maiuscoletto, di un timbro del tipo in gomma con inchiostro blu, apposto sulla parte sinistra del foglio ed inclinazione dal basso verso l’alto.

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->Non e’ stato possibile verificare quale sia la versione del provvedimento che risulta attualmente registrata alla Corte dei Conti, in quanto lo specifico registro non e’ disponibile presso il Segretariato Generale Archivio Generale della Corte dei Conti, perche’ “facente parte di documentazione non versata a questo Archivio Generale” (la sottolineatura e dello scrivente) come risulta dalla Lettera - qui allegata come AnnessoC” - che lo stesso Segretariato ha inoltrato l’8 Giugno 2007 all’Ufficio di Controllo Legittimita’ Ministeri Istituzionali Roma, in esito alla istanza dello scrivente presentata per il tramite dell’Avv. Chiara Izis.

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->L’11 Marzo 1992, comunque, con documento AD1/0-189864 – che qui si allega come AnnessoD” - il Ministero Difesa, Direzione Generale del Personale Aeronautica, a firma del Generale di Squadra Aerea Giovanni Tricomi, responsabile pro tempore dell’Ufficio, si diceva disponibile a rilasciare, su istanza dello scrivente e da formulare secondo i facsimili allegati alla lettera - con la corresponsione delle dovute imposte di bollo e segreteria - copia del decreto presidenziale dallo scrivente ripetutamente ma invano richiesto fino ad allora.

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->Ed in effetti fu prodotto, in esito all’iter seguito per la richiesta, il decreto – che qui si allega come AnnessoE” – in cui fu subito evidente allo scrivente la stranezza della firma del Presidente, affatto dissimile da un documento parlamentare con firma certamente “autentica” del Presidente, in possesso dello scrivente – e qui allegato come AnnessoF” –. Anche altri particolari della firma apparivano dissonanti, data la gravita’ e le conseguenze del documento che veniva fornito come copia autentica e conforme all’originale (foss’anche per il semplice fatto di essere stata redatta, la firma del Presidente, con il solo cognome, o per l’essere stata estesa su un rigo incerto, inclinato rispetto al testo e tracciato a penna (con evidenza da un mancino), ovvero per la assenza di ogni riferimento Istituzionale tanto per la firma del Presidente, tanto per quella sottoposta che dovrebbe teoricamente voler riferire al Ministro per la Difesa Giovanni Spadolini).

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->Nella lettera, citata ed allegata come AnnessoD”, l’estensore Generale Tricomi riteneva di offrire un’ampia motivazione della mancata consegna di copia conforme del documento e della inusuale forma di informazione sul provvedimento, all’atto della radiazione nel 1983.

 

Confermava il Generale Tricomi che il provvedimento fosse stato disposto con Decreto del Presidente della Repubblica e che solo per “mero errore di stampa sul Bollettino Ufficiale Aeronautica -gia’ citato e qui allegato come AnnessoB” – venne indicato D.M. in luogo di D.P.R.”. Dimenticando tuttavia di motivare come fosse stato possibile, allora, che il medesimo errore fosse stato riportato nel telex cui riferiva la comunicazione del 20 Ottobre 1983 citata, e qui allegata come AnnessoA”.

 

L’errore sarebbe poi stato corretto, a detta del Generale, nella dispensa 24 del 15 Dicembre 1984 di tale Bollettino Ufficiale, dispensa che tuttavia non veniva fornita in copia e che allo scrivente e’ risultata non rintracciabile.

 

-   ll Generale precisava inoltre, in relazione al mancato rilascio di copia conforme del decreto – che “tali provvedimenti in quanto atti d’ufficio e oggetto di pubblicazione sul Bollettino Ufficialenon vengono inviati agli interessati. (la sottolineatura e’ dello scrivente)

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->L’Ufficio adito dallo scrivente potra’ autonomamente valutare la correttezza di una simile affermazione - che di fatto potrebbe comunque costituire indebita limitazione, per il destinatario del provvedimento, al diritto di impugnazione amministrativa dell’atto. L’Ufficio potra’ infatti verificare, dagli ulteriori due allegati al presente esposto, come, quanto sostenuto dal Generale Tricomi non corrispondesse affatto alla ordinaria prassi seguita invece dalla amministrazione in casi simili.

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->L’Ufficio potra’ constatare - nei due documenti qui allegati come AnnessiG” ed “H”, e relativi alla notifica di un provvedimento similare di radiazione, disposto dal Ministro nei confronti del Sottufficiale Serg. Magg. Cesare De Biasi –, come fosse stata cura del Comandante diretto del Sottufficiale seguire una procedura del tutto difforme da quella che qui si e’ narrata, notificando all’interessato - tempestivamente (il 23 Marzo a fronte di un decreto datato 21 Marzo) e formalmente, con la presenza di due Ufficiali testimoni, (AnnessoG”) - il provvedimento disposto nei suoi confronti e dando atto nel documento di notifica di avere consegnato copia conforme del provvedimento (AnnessoH”) nelle sue proprie mani.

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->Bisognera’ anche tener conto che nel caso di un Sottufficiale la normativa in vigore consentiva, gia’ al tempo, che un decreto di radiazione disposto dal Ministro potesse essere firmato dal Direttore Generale del Personale Militare (come e’ del citato Annesso H”), a differenza di quanto era previsto per il personale “Ufficiali”.

 

<!--[if !supportLists]-->-       <!--[endif]-->Ed in ogni caso deve darsi atto che solo nel Marzo 1992, dopo circa dieci anni dalla comunicazione della radiazione presuntivamente decretata dal Presidente - e quando l’onorevole Pertini era gia’ mancato - veniva consegnato allo scrivente l’atto presidenziale qui allegato, e citato come AnnessoE”, che si vorrebbe sostenere essere stato firmato dal Presidente Sandro Pertini in carica nel 1983.

 




Ebbene lo scrivente consegna oggi all’Ufficio della Procura una copia della perizia grafica preliminare redatta dalla dottoressa Bonati – perizia qui allegata come AnnessoI” -.

 

In tale perizia la esperta perita grafica, dopo aver esaminato la firma apposta sulla copia del decreto di rimozione destinato e consegnato allo scrivente, e avendola confrontata con altre sette firme comparative certamente autentiche e redatte dal Presidente Pertini (per quanto non in originale), arriva a concludere che “pur non potendo emettere parere di certezza, come sempre quando non si lavora su originali, all’esame preliminare risulta possibile affermare, con ottima probabilita’ che la firma in verifica (quella sul decreto) non appartiene al Presidente della Repubblica in carica nel 1983, Sandro Pertini”.

 

Va precisato che la perita non ha ricevuto incarico e dunque non ha analizzato la firma, teoricamente da attribuirsi al Ministro per la Difesa Giovanni Spadolini, sottostante a quella presuntiva del Presidente, per quanto anch’essa appaia, ad opinione dello scrivente, altrettanto difforme da altri esemplari autentici della firma del Ministro facilmente reperibili anche sulla rete informatica.

 

Sembra tuttavia di poter ritenere che la firma del Ministro, per quanto possa essere autentica, non dovrebbe poter giustificare, a parere dello scrivente, la eventuale alterazione fraudolenta della firma prevista del Presidente della Repubblica.

 

Non e’ certamente questa la sede per analizzare le motivazioni che possano aver suggerito e determinato simili circostanze che comunque, se accertate e confermate dall’Ufficio adito, sarebbero devastanti per i criteri minimali della Democrazia e dello Stato di Diritto.

 

Ma per la corretta e completa conoscenza della Procura si allega, come AnnessoL-1”, la lettera aperta che lo scrivente ha recentemente inoltrato al Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, con una ampia narrativa delle sue personali vicende, connesse al procedimento di radiazione. Degli allegati relativi a tale documento e’ qui unito per completezza, come AnnessoL-2”, il solo allegato AnnessoB”, poiche’ tutti gli altri, seppur con diversa sequenza, costituiscono gli annessi degli allegati del presente esposto querela.

 

Per tutto quanto e’ stato fin qui rappresentato lo scrivente ha deciso di agire, in virtu’ del proprio Diritto Personale e di Cittadinanza garantito dalla Costituzione, e dunque rivolgendosi all’Ufficio della Procura

 

CHIEDE

 

Che la Procura voglia valutare il decreto consegnato all’esponente dalla Amministrazione Militare per accertare, anche con sue autonome valutazioni peritali, e conseguentemente confermare e dichiarare la avvenuta falsificazione della firma del Presidente Pertini, ed eventualmente agire per le responsabilita’ personali che fossero ancora perseguibili - e che tali circostanze potrebbero aver concretizzato - in ordine a:

 

<!--[if !supportLists]-->a.            <!--[endif]-->Usurpazione di autorita’ finalizzata alla falsificazione della firma autentica del Presidente della Repubblica;

<!--[if !supportLists]-->b.            <!--[endif]-->Abuso di autorita’ e abuso in atti di Ufficio;

<!--[if !supportLists]-->c.            <!--[endif]-->Falso;

<!--[if !supportLists]-->d.            <!--[endif]-->False comunicazioni;

<!--[if !supportLists]-->e.            <!--[endif]-->Ogni altro reato che l’Ufficio della Procura ritenesse di prefigurare nei confronti dei responsabili del falso e delle comunicazioni con cui l’atto consegnato e’ stato sostenuto come “atto autentico”, o comunque conforme all’originale, e rispondente alle procedure previste dalle norme.

 

Lo scrivente

 

Chiede ancora che

 

<!--[if !supportLists]-->Ø    <!--[endif]-->l’Ufficio adito voglia comunque comunicare al medesimo scrivente, secondo le previsioni di Legge, i propri orientamenti istruttori, preliminari e/o conclusivi, al fine di consentire le proprie eventuali controdeduzioni.

 

Rimanendo a disposizione per qualsiasi necessita’ di chiarimenti o informazioni ulteriori che fossero ritenuti di utilita’ dall’Ufficio, e con ampia riserva di nominare formalmente un legale che sia disponibile a patrocinarne e tutelarne gli interessi in ogni sede deputata, lo scrivente saluta con rispetto istituzionale.

 

                                                                                                          Mario Ciancarella

 

 

Mario Ciancarella

c/o Luciani Luciana

V. di Pietra a Padule, 384

55040 Quiesa – Massarosa (Lucca)








Cell 3389143664   e.mail    m.ciancarella@virgilio.it

 
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lunedì, 24 novembre 2008

http://temi.repubblica.it/micromega-online/fascist-legacy-uneredita-scomoda/


Fascist Legacy - Un’eredità scomoda




Fascist Legacy ("L'eredità del fascismo") è un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. La RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico. La7 ne ha trasmesso ampi stralci nel 2004. Il documentario, diretto da Ken Kirby, ricostruisce le terribili vicende che accaddero nel corso della guerra di conquista coloniale in Etiopia – e negli anni successivi e delle ancora più terribili vicende durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia tra gli anni 1941 e 1943. Particolarmente crudele la repressione delle milizie fasciste italiane nella guerriglia antipartigiana in Montenegro ed in altre regioni dei Balcani. Tali azioni vengono mostrate con ottima, ed esclusiva, documentazione filmata di repertorio e con testimonianze registrate sui luoghi storici nella I puntata del film. Il documentario mostra anche i crimini fascisti in Libia e in Etiopia. Nella II puntata il documentario cerca di spiegare le ragioni per le quali i responsabili militari e politici fascisti -colpevoli dei crimini- non sono stati condannati ai sensi del codice del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Conduttore del film è lo storico americano Michael Palumbo, autore del libro “L’olocausto rimosso”, edito -in Italia- da Rizzoli. Nel film vengono intervistati -fra gli altri- gli storici italiani Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Claudio Pavone e lo storico inglese David Ellwood.



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(15 settembre 2008)

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venerdì, 21 novembre 2008

Già nel 1973 in questo documento ufficiale del Church commitee (comitato diretto da Church) americano

c'era scritto che Gheddafi era uno che amava destabilizzare il mondo e che le alte personalità

della politica americana avrebbero utilizzato ogni soluzione per eliminarlo, compreso l'omicidio da parte della Cia,

pur di rovesciarlo dal potere in Libia. Ora siccome poi con la direttiva Carter, ancora in vigore il 27 giugno 1980, era proibito l'assassinio di leader politici all'estero, chiesero e ottenero le alte personalità della politica americana dal governo italiano presieduto da Cossiga la messa in atto del piano Ustica (vedere cap.16 Impossibile Pentirsi Mario Ciancarella)? Temiamo proprio che sia andata così.

Ma lo si sapeva da sette anni, (a livello internazionale politico, ufficialmente, questa è la cosa importante di questo documento) il progetto di far fuori Gheddafi con ogni mezzo possibile da parte delle alte personalità americane, questo è un fatto incontrovertibile. Nulla si è fatto a livello politico per impedire Ustica e le morti successive(ma anche le stragi prima di Ustica), prima che fosse tardi, per non parlare di Bologna. Se non fossimo un paese a sovrantà limitata, avremmo denunciato a livello politico internazionale le covert action fuori controllo della Costituzione americana e italiana. Non si può essere alleati (o anche complici, o esecutori di ordini criminali) di chi progetta assassinii, di chi vuole impedire che i popoli del mondo si autodeterminino il futuro e li vuole tutti obbedienti ai suoi diktat, li vuole tutti sotto il suo dominio. Olof Palme lo insegna anche oggi come si agisce nel proprio lavoro con la schiena dritta e la testa alta alla politica nazionale e internazionale, che per i propri interessi non si schiera a fianco della Persona umana e non si batte affinchè vengano sempre rispettati i diritti inalienabili dell'Uomo. Egli ha sempre difeso la sovranità dei popoli e il loro diritto a non essere servi di nessuno a progettare il loro futuro. Lo si vede con chiarezza dai suoi discorsi riportati sul mio blog che se quella politica fosse presa ad esempio si potrebbe costruire anche qui da noi una democrazia matura, dove non c'è il rischio di nuovo sangue e dove le vittime hanno verità e giustizia. laura

 

http://johnmccarthy90066.tripod.com/id21.html

Covert Action Out Of Control Of The Constitution






"Liberty can not be preserved without general knowledge among people."



- John Adams (August 1765) -


 








Results of the 1973 Church Committee Hearings, on CIA misdeeds, and the 1984 Iran/Contra Hearings....







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venerdì, 21 novembre 2008

Church commetee 1973: gheddafi va eliminato con ogni mezzo


http://johnmccarthy90066.tripod.com/id21.html



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